Le infezioni ospedaliere sono malattie infettive acquisite in ospedale o in ambienti sanitari (case di cura, lungo degenze ecc). Secondo i dati pubblicati dalla fondazione MISI (Fondazione Malattie Salute Internazionale ) “Le infezioni contratte in ospedale durante il periodo di ricovero, rappresentano il principale problema della sanità”.

COSA CAUSA LE INFEZIONI NOSOCOMIALI
Le infezioni ospedaliere sono causate da patogeni facilmente trasmissibili dall’operatore sanitario al  paziente. Spesso i pazienti ospedalizzati hanno una ridotta efficienza del sistema immunitario, pertanto risultano più suscettibili ad infezioni. Condizioni come la lunga degenza per malattie croniche debilitanti o la denutrizione del paziente, lo espongono ad un maggior rischio di infezione. I batteri spesso si trasmettono attraverso il contatto degli operatori e/o visitatori con le parti di appoggio dei letti degenza (spalle e sponde, prevalentemente), dove il paziente trascorre la maggior parte del tempo durante il ricovero.

COME PREVENIRE LE INFEZIONI OSPEDALIERE
La maggior parte dei batteri viene veicolata ad un paziente da un operatore sanitario, pertanto il  LAVAGGIO DELLE MANI, è fondamentale. Il solo lavaggio delle mani, infatti, è in grado di prevenire più del 25 % delle infezioni.

MA NON BASTA!

Per aiutare le strutture ospedaliere a far fronte alla riduzione del rischio infezioni, Favero Health Porojects propone i letti INSPIRE NEXT, in cui le parti maggiormente soggette al contatto con operatori e visitatori, e quindi a maggior rischio infezioni (testiera, pediera, sponde e piano rete) sono state realizzate con la protezione antibatterica Microban®: grazie alla tecnologia degli ioni d’argento stampati in massa e non verniciati, l’additivo Microban® riesce ad inibire, durante l’intera la vita del prodotto, la crescita di potenziali batteri dannosi per l’uomo.

La tecnologia Microban® permette un controllo estensivo su tutte le superfici del prodotto, anche quelle difficili da raggiungere o che sono oggetto di frequente contatto, essendo l’additivo Microban® distribuito uniformemente nella struttura stessa dei componenti.

Favero Health Projects considera seriamente il rischio delle infezioni crociate ed ha focalizzato la progettazione del letto anche ai fini della prevenzione e del controllo delle infezioni: il brevetto della sponda rimovibile è una grande innovazione nel mercato dei letti degenza ospedalieri. Il sistema, unico nel suo genere, permette agli operatori di rimuovere con semplicità la parte del letto sulla cui superficie si annidano maggiormente i batteri veicolo delle infezioni. Un pulsante di sblocco garantisce una sicura rimozione delle cover in plastica delle sponde, per consentirne una accurata pulizia.

Il sistema, brevettato, è intuitivo e facile da utilizzare. La sponda, una volta eseguita la sanificazione, può essere riagganciata rapidamente e in modo sicuro al supporto.

 

Per ulteriori approfondimenti:
https://www.epicentro.iss.it/infezioni-correlate/

 

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Una delle attività più frequenti ed impegnative dal punto di vista fisico svolte dagli operatori in ambito ospedaliero è la spinta del letto o della barella durante il trasferimento del paziente.

Secondo i dati Istat pubblicati nel 2016 (“ITALIA IN CIFRE 2016”), in Italia, il 35,3 % delle persone sono in sovrappeso ed il 9,8 % sono obese (età + 18). Se mediamente le barelle in utilizzo presso le strutture sanitarie hanno un peso di circa 110 Kg, a questo va sommato il peso medio del paziente, che risulta essere in costante aumento, attestandosi intorno agli 82,3 Kg; gli operatori, quindi, si trovano a dover spingere quotidianamente un peso di 192,3 Kg, applicando uno sforzo di 196 N.

Secondo una pubblicazione sul Dossier Adapt, le patologie muscolo-scheletriche occupazionali hanno raggiunto il 1°posto per diffusione tra le malattie da lavoro nell’ambito ospedaliero.
Il mal di schiena è uno dei principali disturbi professionali riferiti nell’Unione europea (23,8%).
Le patologie in oggetto sono molto diffuse tra gli operatori sanitari, così come confermato da numerosi studi in letteratura. A tale proposito, è stato osservato che tra il personale sanitario il mal di schiena compare spesso in età giovanile (prima dei 30 anni nel 46% dei casi) e a breve distanza di tempo dall’inizio del lavoro (entro 3 anni nel 50% dei soggetti studiati).

All’interno degli ospedali, oltre alla movimentazione di carichi quali apparecchiature, materiale di consumo, ecc., che viene svolta dal personale ausiliario di reparto e dal personale delle aree tecniche, tutto il personale impegnato nelle attività assistenziali (infermieri, operatori tecnici dell’assistenza e operatori socio-sanitari) effettua la movimentazione di carichi di letti e barelle con i pazienti.

Tra le misure di prevenzione maggiormente necessarie a ridurre il rischio dell’insorgere di patologie muscolo-scheletriche tra gli operatori, vi sono ad esempio:

• l’utilizzo di letti regolabili in altezza, in modo da evitare la flessione del rachide;
• la disponibilità a ridurre lo sforzo fisico grazie a barelle motorizzate.

In merito al Titolo VI del d.lgs. n. 81/2008, che ha sostituito il Titolo V del d.lgs. n. 626/1994, il rischio di patologie da sovraccarico biomeccanico viene codificato mantenendo sempre il riferimento specifico ai rischi dorso-lombari, ma ampliando lo spettro a tutti i rischi derivanti dai movimenti ripetitivi che coinvolgono soprattutto gli arti superiori.

In un’ottica di riduzione dello sforzo fisico per gli operatori sanitari e per agevolarne le attività più gravose, Favero Health Projects SpA ha messo a disposizione la propria esperienza di oltre 60 anni per realizzare la nuova barella motorizzata Thunder Flash: un concentrato di elettronica, meccanica e materiali ecocompatibili che hanno permesso di realizzare un prodotto ergonomico, facile da usare ma soprattutto sicuro, grazie ai sensori di sicurezza e i comandi atti ad evitare manovre accidentali durante il trasporto dei pazienti.

Il dibattito sui ritardi nei pagamenti da parte della PA alle imprese fornitrici, infiammatosi tra il 2013 e il 2015, sembra oggi aver subito un deciso rallentamento, nonostante i risultati dei provvedimenti sblocca-debiti, che hanno messo in campo negli ultimi anni una cifra come 50 miliardi, non possano certo considerarsi soddisfacenti.

Secondo un’analisi effettuata dal Sole 24 Ore, nei primi 3 mesi del 2017, su 350 amministrazioni pubbliche (Ministeri, Enti locali, Asl, etc.), il 62 % paga strutturalmente in ritardo, con una media che oscilla tra i 28 giorni dei Ministeri ed i 71 delle Asl. I vari provvedimenti sblocca debiti hanno infatti ridotto, ma non azzerato i debiti arretrati, che secondo Bankitalia valgono più di 60 miliardi di euro.

La sanità si scopre maglia nera per i ritardi nei pagamenti: «Il settore della Sanità e delle Asl ha delle performance preoccupanti» ha sottolineato Marco Preti, AD di Cribis. E infatti, secondo gli ultimi dati pubblicati dal Sole 24 Ore del 7 febbraio, le sole fatture inevase per biomedicale e farmaci ammontano a 4 miliardi di euro.

Secondo l’ultimo rilevamento dello Studio pagamenti realizzato da Cribis e aggiornato al primo trimestre 2017, nell’ambito del sistema sanitario nazionale, «il 44,6% dei soggetti salda i fornitori entro il mese di ritardo, mentre il restante 55,4% delle aziende della sanità paga generalmente con grande ritardo».

In ogni caso lo scenario italiano è ben distante dai paletti fissati dalla direttiva comunitaria del 2011, entrata in vigore nel 2013: trenta giorni di tempo per i pagamenti in generale e 60 giorni in casi particolari, tra cui proprio la Sanità.

L’amministratore delegato di Cribis sottolinea poi come «purtroppo i dati emersi dal nostro osservatorio mettono in evidenza le grandi difficoltà della PA che vanno a impattare negativamente sulle imprese fornitrici che non vedono rientrare i propri crediti nei tempi prestabiliti. Si crea dunque un effetto domino che va a coinvolgere tutta la filiera, che rischia di non avere disponibilità di cassa per pagare a sua volta i propri fornitori».

Per gli analisti di Cribis i settori produttivi più colpiti da questa situazione sono farmaceutica, biomedicale e forniture sanitarie, prodotti per l’ufficio (computer, carta, cartoleria), arredi per uffici, forniture alimentari, dell’energia e la filiera delle manutenzioni stradali e degli edifici.

E’ tuttavia necessario fare dei distinguo: non tutte le pubbliche amministrazioni ritardano nel saldare le fatture dei fornitori, anzi alcuni enti pagano in anticipo rispetto alle scadenze. Se la situazione appare più preoccupante al Sud, sicuramente non possiamo nascondere che alcune “zone d’ombra” siano presenti anche nel Nord del paese.

Viene così spontaneo chiedersi cosa sia all’origine di comportamenti così distanti tra un ente e l’altro. Perché alcune amministrazioni saldano le loro fatture ampiamente prima della loro scadenza ed altre con un ritardo che può raggiungere mediamente anche i 1163 giorni, secondo il Centro studi di Assobiomedica?

Nonostante le molte norme emanate per regolamentare i tempi dei pagamenti, le singole amministrazioni continuano a muoversi secondo prassi proprie, autodeterminate, che spiegano le marcate distanze che separano i comportamenti degli uffici. Manca un controllo accentrato ed immediato, senza il quale minacce come quelle del danno erariale per gli interessi aggiuntivi generati dai ritardi restano inascoltate. Certo, i contratti non possono più bloccare la mora a carico delle amministrazioni troppo lente, ma in molti casi si preferisce o si è costretti a pagare di più invece che pagare più in fretta: in un circolo vizioso che aumenta i costi senza migliorare i servizi.

Ciò che stupisce inoltre, come evidenzia l’ufficio studi della CGIA di Mestre, è che ormai da due anni, chi opera con la PA, deve emettere la fattura elettronica. Nemmeno la digitalizzazione è riuscita a fare chiarezza sull’effettivo importo degli arretrati "per il semplice fatto – commenta Paolo Zabeo, coordinatore dell’Ufficio studi - che una buona parte dei committenti pubblici, in particolar modo quelli periferici, effettuano i pagamenti senza transitare per la piattaforma e con scadenze ben oltre quelle stabilite per legge. Una vicenda che ha dell’incredibile".

A ciò si aggiunge la "beffa" dello split payment, che prevede il versamento dell'Iva all'Erario direttamente dall'acquirente di un bene o servizio: un mancato incasso per l'impresa che, pur essendo in sostanza una partita di giro, peggiora la situazione della liquidità.

 

 Fonti: Il sole 24 ore, La Repubblica, Assobiomedica

Il benessere psicofisico favorito dalla permanenza in un ambiente confortevole e su misura del paziente può contribuire all’evoluzione della sua condizione, o comunque migliorare l’esperienza della sua degenza.
Da questo nasce l’esigenza di migliorare la qualità della vita del paziente anche attraverso gli elementi d’arredo più semplici, che accompagnano la degenza nelle attività e nei momenti quotidiani.

La ricerca di Favero Health Project di nuove soluzioni costruttive e di design è sempre orientata a migliorare l’ergonomia degli arredi. Un’ergonomia, però, che non serve solo ad ottimizzare le prestazioni e la sicurezza dei dispositivi nelle emergenze e nelle attività assistenziali, ma anche a semplificare e arricchire i gesti di ogni giorno del paziente.

È con questo obiettivo che Favero Health Projects ha sviluppato il nuovo tavolo servitore Butler, dotato di un preciso sistema di controllo della variazione dell'altezza
e di una doppia superficie d'appoggio.

Unico nel suo genere, Butler dispone di un meccanismo a regolazione continua che permette di regolare liberamente, a qualsiasi quota, l'altezza del piano. La regolazione dell’altezza avviene tramite un pulsante ergonomico facilmente raggiungibile e azionabile con una sola mano.

Pur conservando il fattore di forma tipico di un tavolo servitore, Butler mette a disposizione del paziente due piani di appoggio: il classico ripiano principale, traslabile lateralmente e inclinabile a leggio, e un ripiano aggiuntivo a scomparsa con scomparti portaoggetto, che rimane in assetto orizzontale anche quando il principale è inclinato.
La superficie del ripiano è piana, con raccordi e bordi perimetrali che prevengono la caduta degli oggetti.
Butler è inoltre progettato sia per l’utilizzo a letto che su seduta, in particolare grazie al suo basamento in forma a “C”, che non intralcia le gambe delle sedie.

I materiali costruttivi, tutti riciclabili, rendono il tavolo Butler interamente ecosostenibile.

Nei due precedenti articoli su questo tema (umanizzazione degli spazi e cromoterapia in corsia) abbiamo visto come la progettazione degli ambienti ospedalieri sia fortemente influenzata dai bisogni psicologici delle persone, e quanto forme, colori e materiali possano influenzare la vita psicologia ed emotiva di chi vive e lavora negli ambienti ospedalieri.

In questo ultimo articolo vediamo invece più specificatamente quali applicazioni hanno i colori in ambiente sanitario.

Un approccio al colore per tipologia di spazio.

I contesti ospedalieri sono caratterizzati dalla compresenza di diversi tipi di spazi, con funzioni differenti e frequentati da persone con diverse funzioni e stati emotivi. Diventa quindi opportuno agire in modo specifico, dedicando una specifica progettazione ad ogni tipologia di ambiente. Nel contempo, però, è fondamentale mantenere intatta l'unità complessiva del sito.

Ognuno degli spazi deve essere preso in considerazione tenendo conto delle sue peculiarità, dei suoi obiettivi di accessibilità visiva (segnaletica, codici colore, grafica) e fisica, di creazione d'atmosfera, di riduzione dello stress, di conquista della fiducia, di rilassamento, di apporto di energia, di condizioni favorevoli alla cura dei pazienti, di implicazioni del personale, di realizzazione delle procedure diagnostiche e mediche.

Per questo motivo, gli ambienti freddi e formali degli ospedali, così come le case di cura psichiatriche, le strutture per anziani e per la riabilitazione, stanno sempre più cedendo il posto a locali gradevoli, creati nell’interesse di pazienti, personale di staff, visitatori.

L’attuale tendenza in materia, che sarà sempre più diffusa in futuro, è promuovere studi sul colore al fine di:

  • migliorare l’esperienza globale degli utilizzatori
  • gestire lo spazio, identificare le zone e aiutare nell’orientamento
  • migliorare l’immagine e il successo dell’edificio

La gestione degli spazi

Per le strutture sanitarie è assolutamente necessario produrre un effetto visivo specifico in base alle caratteristiche di ciascun ambiente e alle finalità di utilizzo dello stesso.

Per questo, nei progetti sviluppati con Favero Health Project, ho individuato uno studio del colore suddiviso in 4 tipi di spazi:

  • Spazi pubblici: reception e corridoi, sale d’aspetto, aree ristoro
  • Reparto di degenza: stanze pazienti, unità pediatriche, terapia intensiva
  • Stanze di trattamento e di terapia: sale per colloqui, stanze di terapia, ambulatori
  • Locali per lo staff 

Ogni area inserita nel progetto sanitario ha quindi una gamma di colori definiti, semplici da abbinare tra loro. In relazione allo scopo desiderato e al colore scelto, è possibile definire con semplicità quali tinte possono essere accostate a quella specifica funzione. È anche possibile scegliere uno o più colori neutri da usare come base ambientale, per poi combinarli con tinte specifiche per caratterizzare quel determinato spazio.

 

Valerio Tonel, Architetto, svolge attività di consulenza nei campi del product design, graphic design, training, communication, architettura d’interni. Ha tenuto conferenze e seminari alla Facoltà di Architettura di Roma e Milano, all’istituto Europeo di Design di Milano e di Torino. Attualmente svolge l’attività di consulenza per gruppi nazionali ed internazionali, con particolare attenzione alle implicazioni di design strategico.

Il piano d’azione per la sostenibilità ambientale dei consumi della pubblica amministrazione (PAN GPP), ossia i cosiddetti appalti pubblici verdi, sono una prassi delineata dalla Pubblica Amministrazione che mira ad integrare nei processi di scelta e acquisto un insieme di criteri ambientali minimi, detti CAM, per ricercare e scegliere prodotti, servizi o soluzioni dall’impatto ambientale minore possibile.
Questa pratica, in atto da tempo ed in continuo perfezionamento, costituisce uno strumento di governance ambientale e industriale dalle grandi possibilità. Basta pensare che i prodotti e i servizi acquistati dalla PA rappresentano, su scala europea, circa il 19% del PIL.

In Italia e nell’Unione Europea si è sviluppata negli ultimi anni la consapevolezza che l’adesione a criteri di sostenibilità ambientale nella gestione degli appalti sia la via per rispondere alla necessità sempre più impellente di difesa dell’ambiente e allo stesso tempo per stimolare la crescita della competitività del tessuto produttivo, con un ritorno apprezzabile sul piano del risparmio, e quindi della spesa pubblica, grazie ad esempio ai minori consumi energetici.

Sul piano nazionale, gli appalti verdi sono passati al centro dell’attenzione dopo che è stato approvato il D.M. 11 aprile 2008 (recentemente aggiornato con il D.M. 10 aprile 2013) con il Piano d’azione per la sostenibilità ambientale dei consumi nella P.A., in particolar modo da quando sono stati delineati i primi “Criteri Ambientali Minimi” (CAM) da inserire nei capitolati tecnici delle gare d’appalto per l’acquisto di beni e servizi da parte delle amministrazioni pubbliche.

Le innovazioni tecniche e commerciali del mercato, ma soprattutto la nuova disciplina sugli appalti pubblici, rendono necessario un aggiornamento continuo dei CAM: a gennaio 2017, la definizione delle linee guida di sostenibilità ambientale ha interessato tre nuovi diversi settori, che riguardano da vicino la fornitura di arredi ospedalieri e sanitari: l’edilizia, i prodotti tessili e gli arredi per interni.

Se ne è occupato il Ministro Gian Luca Galletti, che ha firmato a il Decreto 11 gennaio 2017 “Adozione dei criteri ambientali minimi per gli arredi per interni, per l'edilizia e per i prodotti tessili.” (Pubblicato in Gazzetta Ufficiale n.23 del 28-1-2017)

“Vogliamo in questo modo – spiega il ministro Gian Luca Galletti – rendere il settore pubblico sempre più sostenibile ed efficiente sotto il profilo energetico, oltre che pienamente protagonista della sfida dell’economia circolare. I Criteri Ambientali minimi – prosegue il ministro - sono una parte essenziale del nuovo Codice degli Appalti, assicurando nei documenti progettuali e di gara un risparmio economico per le casse dello Stato ed insieme un costo ambientale ridotto”.

Le direttive del decreto contengono importanti linee guida per la scelta e l’acquisto, da parte delle Pubbliche Amministrazioni, di arredi ambientalmente sostenibili: tutti i tipi di arredi per interni destinati a tutti gli usi oggetto di acquisti pubblici, come mobili per ufficio, arredi scolastici, arredi per sale archiviazione e sale lettura, prodotti con materiali e processi produttivi a ridotto impatto ambientale.

L’identificazione dei CAM prevede la compartecipazione dei vari stakeholders, con particolare coinvolgimento degli attori economici dei settori produttivi. Finora sono stati adottati, con una serie decreti del Ministro dell’Ambiente, i CAM specifici per molte categorie di prodotti e servizi. Molti alti CAM sono in via di definizione per altre categorie di beni e servizi.

Il D.M. 6 giugno 2012, inoltre, ha adottato la “Guida per l’integrazione dei criteri sociali negli appalti pubblici”, che ha l’obiettivo di permettere l’accertamento lungo la filiera di approvvigionamento del rispetto dei diritti umani e degli standard minimi in fatto di condizioni di lavoro. Questa Guida è un valido aiuto nel contrasto della concorrenza sleale basata sullo sfruttamento del lavoro (come ad es. il lavoro minorile) e può diventare uno strumento di tutela dei diritti fondamentali dei lavoratori e delle imprese nel rispetto della legalità.

I CAM e gli appalti verdi nel settore sanitario

Per il settore sanitario, il Comitato di gestione GPP/IPP, che coordina le attività istituzionali alla base del processo di definizione dei CAM, sta affrontando il tema del Green Public Procurement nell’ambito del settore sanitario, in particolare attraverso la definizione di “Criteri Ambientali Minimi” per nuove categorie di beni e servizi di interesse delle strutture sanitarie. La collaborazione tra Ministero dell’Ambiente e Federsanità in questo ambito sta permettendo di implementare competenze e risorse comuni, con lo scopo di definire i CAM specifici per il contesto sanitario e di incoraggiare la diffusione e l’applicazione dei CAM esistenti.

Riportiamo, di seguito, un estratto del decreto riportante alcune linee guida per la scelta di beni e servizi nel settore sanitario della Pubblica Amministrazione.

Criteri Ambientali Minimi per l'acquisto di arredi


Indicazioni di carattere generale relative all’appalto

1) criterio dell’offerta “economicamente più vantaggiosa”

In linea con le indicazioni del PAN GPP al fine di tenere nel massimo conto gli aspetti della
sostenibilità (ambientali, economici e sociali) la forma di aggiudicazione preferibile è quella dell’offerta economicamente più vantaggiosa prevista dal Codice dei Contratti Pubblici.
Tale sistema consente di qualificare ulteriormente l’offerta rispetto a quanto indicato come requisito base attribuendo un punteggio tecnico a prestazioni ambientali e, ove possibile, sociali più elevate per favorire l'ecoinnovazione del mercato.

2) analisi e riduzione dei fabbisogni

Prima della definizione di un appalto, la stazione appaltante deve fare un’attenta analisi delle proprie esigenze per valutare l’effettiva consistenza e le possibilità di razionalizzazione del fabbisogno tenendo in considerazione le indicazioni del PAN GPP.
Le stazioni appaltanti sono invitate a:
Evitare la sostituzione di mobili e altri elementi d’arredo ai soli fini estetici;
Qualora si rendesse necessario sostituire dei mobili cercare soluzioni per consentirne il riuso in altri uffici pubblici locali;
Favorire l’allungamento della vita media del mobile;
Introdurre i requisiti ergonomici nella decisione d’acquisto.

Criteri ambientali per forniture di arredi

Tutti i tipi di arredi per interni, destinati a tutti gli usi, oggetto di acquisti pubblici, devono essere “ambientalmente sostenibili”, prodotti con materiali e processi produttivi a ridotto impatto ambientale.

Legno e materiali a base di legno
Il legno e i materiali a base di legno devono essere ottenuti da legname proveniente da fonti legali. Gli offerenti devono presentare adeguati attestati di conformità al requisito.

In alternativa, gli offerenti devono indicare i tipi (specie), le quantità e le origini (provenienza) del legno utilizzato nella produzione, allegando una dichiarazione di legalità, che garantisca la tracciabilità del legno lungo l’intera catena produttiva, dalla foresta al prodotto finale.

Legno riciclato
Il legno riciclato, quando utilizzato per la produzione dei pannelli a base di legno costituenti il prodotto finito, non deve contenere le seguenti sostanze in quantità superiore ad un massimo stabilito: arsenico, cadmio, cromo, rame, piombo, mercurio, cloro, fluoro, pentaclorofenolo, creosoto.

Plastica
Tutte le parti di plastica di peso ≥ 50 g, ad esclusione dei rivestimenti in film o laminati di materiale sintetico, devono essere contrassegnate con un marchio di identificazione che consenta il riciclaggio in conformità della norma UNI EN ISO 11469 “Materie plastiche - Identificazione generica e marcatura di prodotti di materie plastiche”.

Rivestimenti superficiali con prodotti vernicianti
I prodotti vernicianti usati per il rivestimento delle superfici non devono essere etichettati con le seguenti frasi: R45, R49, R60, R61, R61, R62, R46, R68, R23, R24, R25, R26, R27, R28, R46, R48, R50, R50/53, R51, R51/53, e R68, sulla base dei criteri di classificazione riportati nelle Direttive 67/548/CE e 99/45/CE, sostituite dal Regolamento CLP n. 1272/2008. Il contenuto di composti organici volatili (COV) nelle vernici utilizzate nel prodotto fornito dal fabbricante non deve superare il limite del 60% in peso.

Adesivi e colle
Il contenuto di COV negli adesivi pronti all’uso utilizzati per assemblare il mobile non deve superare il 10% in peso nei prodotti a base acqua e il 30% nei prodotti a base solvente.

Requisiti dell’imballaggio
L’imballaggio (primario, secondario e terziario) deve rispondere ai requisiti di cui all’All. F, della parte IV “Rifiuti” del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i. In particolare

1. Requisiti per la fabbricazione e composizione degli imballaggi
Gli imballaggi devono essere fabbricati in modo da limitare il volume e il peso al minimo, necessario per garantire il necessario livello di sicurezza, igiene e accettabilità tanto per il prodotto imballato quanto per il consumatore.

Gli imballaggi devono essere prodotti e commercializzati in modo da permetterne il reimpiego o il recupero, compreso il riciclaggio, e da ridurne al minimo l'impatto sull'ambiente se i rifiuti di imballaggio o i residui delle operazioni di gestione dei rifiuti di imballaggio sono smaltiti.

Gli imballaggi devono essere fabbricati in modo che la presenza di metalli nocivi e di altre sostanze e materiali pericolosi come costituenti del materiale di imballaggio o di qualsiasi componente dell'imballaggio sia limitata al minimo con riferimento alla loro presenza nelle emissioni, nelle ceneri o nei residui di lisciviazione se gli imballaggi o i residui delle operazioni di gestione dei rifiuti di imballaggio sono inceneriti o interrati.

2. Requisiti per la riutilizzabilità di un imballaggio
Gli imballaggi riutilizzabili devono soddisfare i seguenti requisiti simultaneamente:

Le proprietà fisiche e le caratteristiche dell'imballaggio devono consentire una serie di spostamenti o rotazioni in condizioni di impiego normalmente prevedibili;
Dev’essere possibile trattare gli imballaggi usati per ottemperare ai requisiti in materia di salute e di sicurezza dei lavoratori;
Gli imballaggi devono soddisfare i seguenti requisiti specifici per gli imballaggi recuperabili se l'imballaggio non è più utilizzato e diventa quindi un rifiuto.

3. Requisiti per la recuperabilità di un imballaggio
a) Imballaggi recuperabili sotto forma di riciclaggio del materiale: l'imballaggio deve essere prodotto in modo tale da consentire il riciclaggio di una determinata percentuale in peso del materiali usati, nella fabbricazione di prodotti commerciabili, rispettando le norme in vigore nella Comunità europea. La determinazione di tale percentuale può variare a seconda del tipo di materiale che costituisce l'imballaggio.
b) Imballaggi recuperabili sotto forma di recupero di energia I rifiuti di imballaggio trattati a scopi di recupero energetico devono avere un valore calorifico minimo inferiore per permettere di ottimizzare il recupero energetico.
c) Imballaggi recuperabili sotto forma di compost I rifiuti di imballaggio trattati per produrre compost devono essere sufficientemente biodegradabili in modo da non ostacolare la raccolta separata e il processo o l'attività di compostaggio in cui sono introdotti. (Riferimenti: allegati parte IV Rifiuti - D. Lgs 152/2006 - A.R.R.R. – Osservatorio Normativa 41)
d) Imballaggi biodegradabili: i rifiuti di imballaggio biodegradabili devono essere di natura tale da poter subire una decomposizione fisica, chimica, termica o biologica grazie alla quale la maggior parte del compost risultante finisca per decomporsi in biossido di carbonio, biomassa e acqua.

Altre norme relative agli imballaggi da considerare

Più specificamente, gli imballaggi devono rispettare i requisiti descritti nelle norme:
UNI EN 13427 Imballaggi - Requisiti per l'utilizzo di norme europee nel campo degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio
• UNI EN 13428 Imballaggi - Requisiti specifici per la fabbricazione e la composizione- Prevenzione per riduzione alla fonte
• UNI EN 13429 Imballaggi – Riutilizzo
• UNI EN 13430 Imballaggi - Requisiti per imballaggi recuperabili per riciclo di materiali
• UNI EN 13431 Imballaggi - Requisiti per imballaggi recuperabili sotto forma di recupero energetico compresa la specifica del potere calorico inferiore minimo
• UNI EN 13432 Requisiti per imballaggi recuperabili attraverso compostaggio e biodegradazione -Schema di prova e criteri di valutazione per l'accettazione finale degli imballaggi.

Un progetto vincente in collaborazione con gli operatori sanitari

Favero Health Projects, in collaborazione con i professionisti della Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale dell’Ospedale Maggiore e della Medicina Riabilitativa Infantile dell’ISNB e con Inglesina Baby, noto marchio italiano di carrozzine e passeggini per bambini, ha progettato e realizzato START MATT, il materassino ospedaliero per neonati più avanzato al mondo.

Il materassino, ad oggi solo per uso ospedaliero, è stato utilizzato per la prima volta in Italia presso la Maternità dell’Ospedale Maggiore di Bologna, nelle culle della Neonatologia e Ostetricia.

START MATT è una novità assoluta nell’ambito dei materassini per neonati, nato per rispondere a un bisogno concreto: investire in ricerca per una postura corretta, comoda e sicura del neonato durante il sonno, ottenuta grazie ad una superficie di appoggio sagomata con una cavità che accoglie il neonato.

START MATT è realizzato con materiali ignifuganti e 100% naturali, per garantire elevati standard in termini di surezza. E’ composto da un materassino sottile posto alla sommità di un secondo materasso rigido imbottito in poliuretano ad alta densità con una superficie d’appoggio sagomata per accogliere il neonato. È ricoperto da una fodera in materiale viscoelastico, lavabile e disinfettabile.

Prevenzione della SIDS, Sudden Infant Death Syndrome   
La sindrome della morte improvvisa infantile, conosciuta anche come morte in culla o morte improvvisa del lattante, consiste in un decesso improvviso del bambino di età compresa tra un mese ed un anno che rimane inspiegato dopo una approfondita indagine. La prevenzione della SIDS si pone come una assoluta priorità nella salute pubblica.

START MATT è caratterizzato da una sagomatura innovativa. La parte superiore è modellata in maniera da accogliere in modo naturale il capo, quella centrale per favorire una comoda stabilizzazione del corpo, quella inferiore per indurre una posizione raccolta attraverso una lieve flessione delle ginocchia. Il materassino assicura così ai piccoli una postura supina e raccolta, la più simile a quella assunta dal piccolo nell’utero materno, e la più sicura per ridurre i rischi di posizioni scorrette, tra le cui anche la morte improvvisa.

Alla base della ricerca ci sono le più attuali conoscenze fisiologiche e fisiopatologiche sulla postura del neonato. Le posizione naturale del neonato nell’utero materno è raccolta, con un contatto fra le diverse parti del corpo che assicura stabilità e benessere. Dopo la nascita, sdraiato su una superficie piana senza i limiti delle pareti uterine ed esposto alla forza di gravità, il neonato fatica a ritrovare la postura intrauterina e tende a mettersi sul fianco, cercando quel confine fisico che era garantito dall’utero. START MATT invece favorisce l’assunzione di una postura più corretta e garantisce al neonato comfort e sicurezza nei primi giorni di vita grazie alla posizione supina, il cui ruolo nella prevenzione della SIDS (Sudden Infant Death Syndrome, Sindrome della morte improvvisa infantile).

La capacità di favorire il mantenimento della posizione supina è di grande interesse anche per i potenziali sviluppi futuri, con la progettazione di presidi utilizzabili nelle età successive a quella neonatale.

Prevenzione della Plagiocefalia Posturale (testa piatta)
La plagiocefalia posturale è la cosiddetta testa piatta del lattante ed è provocata dalla posizione in cui il neonato viene messo a dormire, durante i primi mesi dopo la nascita. Dormire sempre in posizione supina, infatti, favorisce la formazione della “testa piatta”. La speciale sagomatura e il sostegno del capo offerti da START MATT, invece, aiutano a prevenire la deformazione craniale del neonato nei primi mesi di vita.

Il reparto a bassa carica microbica del Centro oncologico ed ematologico con il contributo dei prodotti innovativi Favero Health Projects

Favero Health Projects ha collaborato al progetto di realizzazione del Reparto BCM (a Bassa Carica Microbica) del CORE, il Centro Oncologico ed ematologico di Reggio Emilia, a cui ha contribuito anche l’associazione GR.A.D.E. Onlus. 

Un reparto a bassa carica microbica è un’unità clinica concepita in modo da ridurre al minimo il rischio infettivo a cui il paziente è esposto, sia per effetto della stessa malattia oncoematologica, che a causa degli effetti indotti dai trattamenti chemioterapici ad alti dosaggi, e dalle terapie immunosoppressive.

 

Il reparto dell'innovativa struttura ospedaliera è stato dotato di stanze a bassa carica microbica destinate alle cure chemioterapiche e al trapianto di midollo osseo, e di camere di degenza che accoglieranno i pazienti durante il decorso terapeutico. 

La creazione e la conservazione di un ambiente protetto per il paziente è anche il risultato di una serie di accorgimenti, come l’installazione di uno specifico sistema di filtrazione per l’abbattimento della carica batterica dell’aria, l’applicazione di procedure speciali di pulizia e disinfezione, e il rispetto di rigidi disciplinari igienici da parte di operatori e visitatori.

 

Nell’ambito di questo progetto dagli standard molto elevati, Favero Health Projects si è rivelata il partner tecnico ideale per la fornitura degli arredi delle camere e delle aree operative del reparto BCM, grazie all’impiego di materiali ad elevato profilo d’innovazione, come l’alluminio e DuPont™ Corian® per le pareti tecniche ALIEN e con l’utilizzo dell’additivo Microban®, ad alta azione battericida, fungicida e virucida, sulle superfici più esposte dei letti di degenza della linea INSPIRE.

Quando si sente parlare di cromoterapia, i non addetti pensano perlopiù alle SPA, ai centri benessere. Vediamo meglio cos’è ,in realtà, la cromoterapia.

 

La cromoterapia è una vera e propria medicina integrativa, nel senso che si integra facilmente con altre terapie o trattamenti per potenziarne il risultato, che usa i colori per aiutare il corpo e la psiche a ritrovare il loro equilibrio naturale, attraverso effetti fisici e psichici.

Essa utilizza i sette colori fondamentali, ossia, rosso, arancione, verde, giallo, blu, indaco e violetto. Numerosi studi scientifici evidenziano l’influenza dei colori sul sistema nervoso, immunitario e metabolico. Molti popoli come i cinesi e gli indiani, fin dall’antichità utilizzavano i colori come terapia. In Cina, addirittura, le finestre della camera del paziente venivano coperte con teli di colore adeguato e il malato doveva indossare indumenti della stessa tinta.

 

Più scientificamente, la cromoterapia consiste nell’uso dell'energia delle onde elettromagnetiche della luce che, all'interno di una precisa lunghezza d'onda, penetra nei tessuti creando le condizioni di interazione con le cellule, ripristinando l'equilibrio elettrico e chimico dell'omeostasi cellulare, migliorandone le funzioni biologiche. I colori possono essere assorbiti nel nostro organismo in diversi modi: irradiazioni luminose, alimenti, luce solare, indumenti ed altre soluzioni.

 

I risultati offerti finora dalla cromoterapia sono molto incoraggianti anche per tutte quelle affezioni e malattie per cui la medicina accademica non ha ancora trovato una risposta diagnostica e terapeutica, che l'OMS valuta vicino all'85% e che vengono perlopiù classificati come disturbi psicosomatici.

 

Negli ultimi decenni anche la medicina moderna, grazie alla psiconeuroimmunologia, ha dato dimostrazioni spettacolari di come la mente e le sue emozioni possano influenzare l'insorgere o la guarigione delle malattia.

Si stanno aprendo, pertanto in ogni campo nuovi concetti terapeutici, che tengono in considerazione l'uomo nella sua globalità fisica, emozionale e spirituale.

 

A queste nuove concezioni contribuiscono anche importanti novità sul versante dello studio dell’illuminazione. La ricerca sulle facoltà percettive attribuisce alla luce un effetto terapeutico, e da questa consapevolezza sono nati precisi progetti illuminotecnici, usati in cliniche europee all'avanguardia per i loro centri dialisi, neurologici e di riabilitazione, per non parlare dei progetti pilota delle sale parto.

 

Virtualmente, ogni ambiente ospedaliero, compresi quelli non esplicitamente operativi e terapeutici, possono beneficiare di un adeguato corredo cromatico.

Prendiamo l’esempio della semplice stanza di degenza pediatrica. Quando un bambino viene ricoverato in ospedale, perde tutti i suoi punti di riferimento. L’ambiente che lo accoglie, spesso, non somiglia per niente a quello familiare: la sua camera è fredda e anonima, non ha i suoi giocattoli e i suoi amici; il ricovero di per sé è per lui già un evento traumatico.

Per questo è importante creare negli ospedali un ambiente accogliente, attraverso la presenza del colore, in particolare di forme artistiche, che hanno una valenza terapeutica ancora più che estetica. Il colore è capace di influenzare la relazione che il paziente ha con un ambiente, contribuisce a determinare stati d’animo, comportamenti e atteggiamenti verso la struttura e gli operatori sanitari.

 

 

Valerio Tonel

Architetto, svolge attività di consulenza nei campi del product design, graphic design, training, communication, architettura d’interni. Ha tenuto conferenze e seminari alla Facoltà di Architettura di Roma e Milano, all’istituto Europeo di Design di Milano e di Torino.

Attualmente svolge l’attività di consulenza per gruppi nazionali ed internazionali, con particolare attenzione alle implicazioni di design strategico.

La prevenzione delle infezioni è una delle maggiori priorità nella progettazione di attrezzature sanitarie. In questo scenario, i materiali che compongono le superfici hanno un ruolo importantissimo nella creazione di ambienti sanitari più sicuri.
 
Per questo, da più di vent’anni, Favero Health Projects collabora con la divisione Surfaces di DuPont, che produce e commercializza Corian®, tecno-superficie all’avanguardia nei rivestimenti per sale operatorie e mobili per ambienti ospedalieri. Utilizzando Corian®, Favero Health Projects sviluppa e applica agli arredi e alle attrezzature materiali e soluzioni innovative che rendano l’ambiente sanitario sempre più sicuro.
 
DuPont™ Corian® è un materiale che soddisfa e supera gli standard del design per il settore sanitario: la sua natura non-porosa e le sue caratteristiche igieniche, supportate da specifiche certificazioni, aiutano gli architetti e i designer del settore sanitario a creare spazi che, con l'adeguata pulizia, rispondono alle esigenze di ogni installazione.


 

Negli ambienti ospedalieri ad alto grado di asetticità, come le sale chirurgiche e di critical care, DuPont™ Corian® - non poroso, privo di giunti e facile da pulire e decontaminare – contribuisce a minimizzare i rischi di contaminazioni batteriche e di funghi, e allo stesso tempo di realizzare prodotti resistenti e durevoli nel tempo anche in condizioni estreme.
 
Uno degli esempi di applicazione di questo materiale innovativo è il sistema tecnico modulare Praxis ALIEN, ideato per completare l’offerta top di gamma per ambienti ad alta intensità di cure come sale operatorie e terapia intensiva: una linea completa di arredi dalle linee pure, eleganti ed altamente estetiche, con piano, ante, cassetti e maniglie in DuPont™ Corian® abbinato a cristallo.

Per il progetto ALIEN Praxis, la sperimentazione di Favero ha portato ad individuare soluzioni tecniche come l’applicazione della tecno-superficie ad ante e maniglie, e a depositare diversi brevetti per l’innovativo sistema di cerniere.
 
L’ampia gamma di colori disponibili, inoltre, fa sì che anche un contesto spesso impersonale come quello ospedaliero, in particolare negli ambienti ad alta asetticità, possa essere caratterizzato da design di alta qualità, estetica e comfort, abbinando la tonalità di DuPont™ Corian® prescelta per ante e frontali dei cassetti ai rivestimenti delle pareti. rivestimenti parietali.